Rialzo tassi BCE: il punto sul costo del credito e i prestiti alle piccole imprese
Il rialzo dei tassi avviato dalla BCE nel giugno 2026 porterà ad un aumento del costo del credito, frenando la ripresa in corso degli investimenti, in particolare quelli in macchinari e impianti indispensabili per accompagnare la doppia transizione digitale ed energetica. Nell’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia si indica che “i mercati si attendono un ulteriore rialzo di 25 punti base tra settembre e dicembre”.
A giugno 2026 il costo del credito alle imprese in Italia si attesta sul 3,77% e, tra le maggiori economie dell’area euro, è secondo solo a quello della Germania (4,00%) superando quello di Francia (3,62%) e Spagna (3,55%). Il costo del credito italiano è inoltre di 214 punti base sopra il livello di giugno 2022, prima dell’avvio della precedente stretta antinflazionistica, ed in questo caso il nostro Paese mostra la crescita più intensa (Leggi il comunicato stampa di Confartigianato con le dichiarazioni del Presidente Marco Granelli).
L’inasprimento delle condizioni finanziarie si riflette anche sulla disponibilità di credito, differenziata però a seconda della dimensione aziendale. A giugno 2026 i prestiti alle imprese continuano, infatti, a crescere segnando un +4,0% su base annua, una dinamica identica a quella dell’Eurozona ed anche gli altri principali paesi europei vedono aumentare i prestiti. Ben diversa è, invece, la situazione delle imprese di minore dimensione: secondo l’ultimo dato disponibile a marzo 2026, i prestiti alle piccole imprese continuano a diminuire segnando una flessione pari al -4,3% e peggiorando rispetto al -4,0% registrato alla fine del 2025, mentre per un cluster riferito all’artigianato (le quasi-società artigiane) il calo si intensifica toccando il -8,8%. Il credito, quindi, continua a fluire verso il sistema produttivo nel suo complesso, ma a ridursi per la componente più numerosa e diffusa del tessuto imprenditoriale italiano.
Le differenze territoriali nella dinamica del credito risultano particolarmente accentuate. In tutte le regioni, ad eccezione della Valle d’Aosta, le piccole imprese mostrano una performance peggiore rispetto al complesso delle imprese. Tra le maggiori regioni le contrazioni più contenute dei prestiti alle piccole imprese si osservano nel Lazio (-2,3%), in Sicilia (-2,4%) e in Puglia (-3,2%) mentre le flessioni più marcate sono quelle di Toscana (-6,4%), Veneto (-5,5%) ed Emilia-Romagna (-4,3%). Tra le altre regioni le diminuzioni più ampie si osservano per Valle d’Aosta, Marche, Liguria ed Umbria.
Alle difficoltà nell’accesso al credito si aggiungono rilevanti differenze territoriali nel suo costo. Strutturalmente in Italia le piccole imprese sostengono un tasso annuo effettivo superiore rispetto alle imprese medio-grandi. A marzo 2026 il Mezzogiorno concentra le situazioni più penalizzanti: i tassi più elevati si registrano infatti in Sardegna (10,6%), Calabria (10,5%), Basilicata (9,8%), Sicilia (9,8%), Molise (9,8%) e Puglia (9,6%). All’estremo opposto si collocano le Province autonome di Bolzano (6,5%) e di Trento (7,3%) – ultimi dati disponibili a dicembre 2025 – insieme all’Emilia-Romagna (7,2%) e al Lazio (7,4%). Il differenziale di costo tra piccole e imprese medio-grandi tocca il massimo di 450 punti base in Sardegna e Basilicata, evidenziando come la minore dimensione aziendale e il contesto territoriale si sommino nel determinare condizioni di finanziamento particolarmente onerose.
Il quadro che emerge conferma come la politica monetaria restrittiva continui a produrre effetti asimmetrici. Pur in presenza di una graduale normalizzazione dei tassi rispetto ai picchi dello scorso anno, il credito rimane più costoso che nel periodo pre-2022 e continua a concentrarsi sulle imprese di maggiori dimensioni. Le micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo italiano, affrontano contemporaneamente una riduzione dei finanziamenti disponibili e un costo del denaro più elevato, con intensità ancora maggiore nelle regioni del Mezzogiorno. In questo contesto, il nuovo rialzo dei tassi deciso dalla BCE rischia di frenare ulteriormente la capacità di investimento delle imprese, proprio nella fase in cui sono chiamate ad accelerare i processi di innovazione e di transizione competitiva.
Dinamica trimestrale dei prestiti bancari a piccole imprese e totale imprese nelle regioni
Marzo 2026. Var. % tendenziale corrette. Piccole imp.: sas, snc, soc. semplici, soc. di fatto e impr. individ. <20 addetti (decrescenti) – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d’Italia
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