Conti pubblici verso la manovra 2027
Le incertezze sull’evoluzione della crisi del Golfo, la debole crescita dell’economia italiana e l’avvicinarsi della conclusione degli interventi del PNRR definiscono il contesto nel quale si delineano le scelte di politica fiscale.
Secondo le previsioni della Commissione europea nel biennio 2026-2027 il PIL dell’Italia cumula una crescita dell’1,1%, meno della metà del +2,5% della media UE e risultando la crescita più bassa tra i 27 Paesi dell’Unione. La valutazione migliora se si considera il PIL pro capite, che nel biennio 2026-2027 aumenta dell’1,2%. In questo caso l’Italia risale al ventiduesimo posto nell’UE, superando Paesi Bassi (+1,1%), Austria (+1,0%), Lussemburgo e Belgio (entrambi con +0,9%) e Irlanda (-0,1%).
In vista della manovra di bilancio 2027, il dibattito estivo si sta progressivamente concentrando sull’evoluzione dei conti pubblici e sulle priorità di politica economica, anche in relazione all’eventuale utilizzo della flessibilità europea su energia e difesa. Un ulteriore passaggio decisivo sarà rappresentato dall’aggiornamento dei conti nazionali che l’Istat pubblicherà il 22 settembre, dal quale potrebbe calcolarsi un rapporto deficit/PIL già pari al 3,0% (o inferiore) nel 2025, consentendo all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo e di beneficiare di una maggiore flessibilità di bilancio.
Il percorso delineato nel Documento di finanza pubblica 2026 pubblicato ad aprile prevede una progressiva riduzione del rapporto deficit/PIL fino al 2,5% nel 2028, accompagnata da una diminuzione del rapporto debito/PIL a partire dal 2027, uno scenario tuttavia più favorevole rispetto alle più prudenti previsioni di maggio della Commissione europea.
Il quadro programmatico dei conti pubblici per il prossimo triennio sarà definito nel Documento programmatico di finanza pubblica atteso all’inizio di ottobre. Parallelamente, il dibattito sulle priorità di politica fiscale riguarda l’incremento della spesa per la difesa – nel 2026 prevista al 2,1% del PIL secondo l’ultimo monitoraggio della NATO – e il finanziamento della sanità, la cui incidenza sul PIL è prevista rimanere stabile al 6,4% nel triennio 2027-2029. Il perdurare del conflitto nel Golfo potrebbe rendere necessari ulteriori interventi per contrastare il caro-energia. Inoltre, è possibile un intervento sulle aliquote IRPEF e il riordino delle tax expenditures, un sistema che nel Rapporto annuale sulle spese fiscali 2025 del Ministero dell’Economia e delle Finanze risulta composto da 573 agevolazioni fiscali che comportano minori entrate per 129,7 miliardi di euro nel 2026. In particolare, la Commissione europea continua a sollecitare una revisione dei sussidi ambientalmente dannosi. Secondo l’ultimo aggiornamento del Catalogo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nel 2025 i sussidi ambientalmente dannosi ammontano a 22,4 miliardi di euro, di cui 9,6 miliardi riconducibili all’IVA agevolata.
Per recuperare spazi fiscali e rispettare i vincoli europei, è necessario intervenire sulla spesa pubblica a più bassa efficienza, più che su nuove entrate. I margini di intervento derivano dall’elevato livello della spesa pubblica che, al netto degli interessi, supera i mille miliardi di euro: nel 2025 vale 1.068 miliardi di euro, pari al 47,3% del PIL. Nelle Raccomandazioni pubblicate lo scorso 3 giugno Commissione europea invita a “intensificare gli sforzi per migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica”.
La sfida per la prossima manovra di bilancio sarà quindi quella di trasformare la spesa pubblica esistente in un motore più efficiente di investimenti e produttività, considerati i limitati margini di intervento sul lato delle entrate, con l’Italia che nel 2026 presenta un carico fiscale del 43,2% del PIL, superiore di 2,1 punti alla media dell’UE a 27. In caso contrario, il venir meno della spinta straordinaria del PNRR rischia di lasciare l’economia italiana esposta ad una fase di stagnazione combinata con una minore competitività delle imprese.
Inoltre, la politica fiscale dovrà reperire risorse per sostenere gli investimenti pubblici nell’era del “post PNRR”, per evitare di ripetere una nuova contrazione degli investimenti pubblici come quella registrata nel decennio 2009-2018, nel quale il rapporto tra investimenti della PA e PIL crollò di 1,5 punti, passando dal 3,6% del PIL del 2009 al 2,1% del 2018; per ritornare al livello del 2009 sono serviti 15 anni (livello raggiunto nel 2024) e la spinta data dagli interventi del PNRR, come ha evidenziato Confartigianato in una recente audizione alla Camera.
In questo panorama, la nuova fase di politica monetaria restrittiva avviata dalla BCE potrebbe frenare la ripresa degli investimenti in corso, che nel primo trimestre 2026 salgono del 4,6%, anche grazie alla spinta degli interventi del PNRR.
Saldo bilancio e debito in rapporto al PIL: DFP 2026 a confronto con previsioni Commissione europea
2025-2028, % del PIL – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef e Commissione europea
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