Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz
“Il vero problema globale è l’assenza di un equilibrio internazionale: è venuto meno quel bilanciamento di potenze che un tempo manteneva la pace attraverso una gestione concordata del mondo. Oggi le superpotenze globali sono fondamentalmente due, Stati Uniti e Cina. Mancando un accordo geopolitico tra loro, la contrapposizione si esprime attraverso guerre per procura (proxy wars), combattute tramite attori intermedi”, queste le prima parole del professore Giulio Sapelli, ospite dell’iniziativa “Tra economia e geopolitica: i nuovi equilibri del XXI secolo”, organizzata da Confartigianato Emilia Romagna, che si è svolta venerdì 12 giugno all’Hotel Carlton di Bologna.
Economista, storico dell’economia, Presidente della Fondazione Manlio e Maria Letizia Germozzi, nonché redattore della rivista Spirito Artigiano, emanazione della stessa Fondazione, Sapelli è stato intervistato da Andrea Bonzi, vice capo cronaca de “Il Resto del Carlino”.
“Comprendere la complessità degli scenari globali è ormai indispensabile anche per il mondo dell’artigianato. Come ci ha aiutato a capire il professor Giulio Sapelli, le piccole e medie imprese che rappresentiamo sono profondamente connesse ai mercati internazionali. Molte di esse esportano in tutto il mondo: interpretare le dinamiche geopolitiche in tempo reale diventa quindi strategico per orientare le decisioni aziendali quotidiane. Riflessioni di questo livello sono cruciali per la nostra categoria. Non a caso, la rivista Spirito Artigiano (emanazione della Fondazione Germozzi) ospita regolarmente gli interventi di Sapelli e di altri autorevoli esperti, con l’obiettivo di mantenere le nostre imprese sempre sintonizzate sul contesto globale”, ha sottolineato Davide Servadei, presidente di Confartigianato Emilia Romagna.
“La difficoltà odierna a leggere ciò che succede nasce da lontano – ha affermato Sapelli – Nella realtà non abbiamo ancora compreso fino in fondo la portata della rivoluzione khomeinista in Iran, così come non riusciamo a decodificare la complessità del massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre. Non è un caso che questo atto terroristico sia avvenuto subito dopo la presentazione della ‘Nuova Via del Cotone’ (IMEC), il corridoio economico tra India, Medio Oriente ed Europa nato come alternativa alla ‘Via della Seta’ cinese. Questa rete di ferrovie, porti e connessioni energetiche, sostenuta da Nuova Delhi e dai vertici dell’Unione Europea per ridefinire i pesi nell’Indopacifico, esigeva una condizione essenziale: la cooperazione e la non conflittualità tra Israele e i Paesi arabi. Un simile disegno non poteva non scatenare la reazione delle potenze ostili: non solo la Cina, ma in prima battuta la Russia, l’Iran e la Turchia. Si è così attivato un meccanismo che ricorda da vicino la vigilia della Prima Guerra Mondiale, quando lo zarismo strumentalizzò i nazionalismi balcanici per arginare l’influenza ottomana, austriaca e franco-tedesca”.
L’attacco di Hamas “ha di fatto innescato una reazione a catena globale, costringendo Israele a difendersi in asse con gli Stati Uniti. Tuttavia, la gestione del conflitto da parte del governo israeliano di estrema destra si sta rivelando profondamente sbagliata sul piano strategico, finendo per alimentare una preoccupante e nuova ondata di antisemitismo in Europa, e permettendo all’Iran di continuare la sua azione molto pericolosa di disgregazione dell’ordine mondiale”, ha aggiunto Sapelli.
Ma in questo contesto cosa rischio il mondo occidentale? “L’Occidente si gioca la sopravvivenza culturale. L’assenza di un equilibrio geopolitico ha lasciato spazio a estremismi trasversali, che uniscono destra e sinistra in un panorama dove la politica è sparita, fagocitata dalla propaganda – ha spiegato – Le conseguenze sono evidenti. Da un lato, si confonde il governo fascista di Netanyahu con lo Stato di Israele, scaricando sulla nazione le colpe dei singoli ministri. Dall’altro, si assiste alla parabola di Donald Trump, che ha piegato gli interessi di una grande potenza globale ai bisogni personali della propria famiglia. Questa frantumazione dell’ordine internazionale parte da lontano. Le radici affondano nel crollo dell’Unione Sovietica, un evento gestito senza una transizione concordata o un grande patto globale sullo stile di Yalta. Il punto di non ritorno è stato l’11 settembre: la civiltà occidentale ha commesso il gravissimo errore di non capire che l’attacco alle Torri Gemelle era, in realtà, il primo, grande assalto del fondamentalismo islamico ai nostri valori democratici”.
Una realtà complessa, di difficile lettura nella quale però le imprese devono vivere, competere a livello internazionale e svilupparsi. Un compito certamente non facile. “Prima di tutto, le piccole imprese devono rimanere fedeli a se stesse e alla propria identità. Al contempo, serve un cambio di rotta radicale nella politica economica, abbandonando il liberismo ad oltranza. Le PMI hanno bisogno del sostegno dello Stato: l’economia mista è stata il vero motore del miracolo economico italiano, un fenomeno che non ha riguardato solo la grande industria, ma che è stato edificato proprio sulle piccole e medie imprese. Un processo storico avvenuto anche grazie al ruolo delle associazioni di categoria come Confartigianato, capaci di supportare la trasformazione dei lavoratori in imprenditori. Oggi è indispensabile che il governo ridisegni le proprie politiche mettendo al centro la piccola e media impresa. Lo stesso dovrebbe fare l’Unione Europea, le cui normative sono invece modellate esclusivamente sui giganti industriali. Su questo fronte siamo ancora troppo deboli: scontiamo la mancanza di una rappresentanza forte a livello europeo che sappia fare gli interessi delle PMI. Questa, probabilmente, è la sfida più difficile da vincere”, ha concluso Sapelli.
A tirare le somme di questo evento, al quale hanno partecipato imprenditori, liberi professionisti e funzionari di Confartigianato, il Segretario regionale Amilcare Renzi: “È stata una giornata importante per Confartigianato. Grazie alla sua straordinaria competenza, il professor Giulio Sapelli ci ha offerto preziose indicazioni strategiche per tutelare e valorizzare il mondo che orgogliosamente rappresentiamo. Un comparto che è sempre stato protagonista delle comunità e che deve continuare a esserlo. Parlare di territorio, infatti, significa parlare di artigianato e di attività d’impresa: un ecosistema capace di creare aggregazione, tessere relazioni di fiducia tra le generazioni, guidare i giovani verso la “cultura del fare” e accogliere chi viene da terre lontane, integrandolo nel tessuto locale. La sfida oggi è complessa, specialmente di fronte a grandi mutamenti tecnologici come l’avvento dell’intelligenza artificiale. Uno strumento, questo, dal grande potenziale di crescita. Sono convinto che il nostro mondo, fatto di creatività, unicità e fantasia, saprà governare questa innovazione, utilizzandola per qualificare ancora di più il nostro saper fare quotidiano”.
L’articolo “Tra economia e geopolitica: i nuovi equilibri del XXI secolo”, l’evento di Confartigianato Emilia Romagna sugli scenari internazionali proviene da Confartigianato Imprese.
