Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business
La sostenibilità secondo Confartigianato? E’ inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business, capacità di saldare tradizione e innovazione. Ma tanto altro ancora, in nome di una visione ampia, profonda e originale in cui gli artigiani e le piccole imprese sono custodi del futuro e che è scaturita dalla quarta edizione del Forum “Inclusive sustainability: territori che custodiscono, persone che condividono, idee che innovano” organizzato il 25 e 26 giugno a Roma.
La sostenibilità, per Confartigianato, non significa soltanto adottare tecnologie d’avanguardia o compilare freddi registri di indicatori, ma sviluppare una reale capacità di orientare le azioni e i comportamenti quotidiani di imprese e individui per gestire le grandi transizioni all’interno di un contesto economico e geopolitico mutevole e instabile.
L’obiettivo strategico della Confederazione è fare in modo che lo sviluppo mantenga i territori generativi e gli spazi abitabili, senza mai recidere l’identità, la tradizione manifatturiera e i valori di coesione sociale che rendono riconoscibile il sistema dell’impresa diffusa.
I lavori delle due intense giornate del Forum sulla sostenibilità sono stati coordinati da Bruno Panieri, Direttore delle Politiche Economiche della Confederazione, e da Carlo Piccinato, Coordinatore di Confartigianato Imprese Sostenibili.
Il Presidente di Confartigianato Marco Granelli ha aperto l’evento lanciando un messaggio privo di retorica che salda il pragmatismo economico e la responsabilità sociale: la sostenibilità deve necessariamente fare rima con la competitività. Lo sforzo di Confartigianato consiste nel fornire agli imprenditori associati tutti gli strumenti conoscitivi e i percorsi formativi necessari a decodificare questa complessa fase storica, affrontando le criticità con l’ottimismo indispensabile a elevare la qualità di prodotti e servizi. Per Granelli i costi e i sacrifici della transizione green e digitale non devono gravare in modo sproporzionato sulle spalle delle micro e piccole imprese o dei territori più vulnerabili, poiché la sostenibilità deve configurarsi come un’opportunità concreta alla portata di tutti e mai come un privilegio d’élite.
Questa forte spinta all’equità è stata ribadita da Carlo Piccinato, il quale ha evidenziato come il concetto di sostenibilità inclusiva implichi un legame indissolubile con la giustizia sociale. Piccinato ha ricordato, ad esempio, che i mutamenti climatici in atto colpiscono duramente in primo luogo proprio le popolazioni meno abbienti e le imprese più vulnerabili. Secondo il coordinatore di Confartigianato Imprese Sostenibili, tuttavia, le aziende artigiane stanno dimostrando sul campo di essere straordinariamente più avanti rispetto al dibattito pubblico e politico, poiché per loro la sostenibilità si è già trasformata in una leva di business concreta e immediata, capace di rispondere alle esplicite e pressanti richieste di consumatori sempre più attenti ed esigenti.
Numerosi i panel tematici del Forum, concepiti per dare voce alle esperienze degli imprenditori e del Sistema Associativo e alle testimonianze di esperti e stakholder. Il confronto è iniziato con l’intervento di Emanuele Cecala, Responsabile Credito e Finanza di Confartigianato, che ha dialogato con Francesco Borgianni di X-BRAIN Srl sul valore strategico e reputazionale del bilancio ESG anche per le piccole realtà aziendali. Successivamente, Vittorio Blasoni, del Settore Innovazione, Reti e Progetti di Coesione di Confartigianato, si è confrontato con Lorenzo e Marco Braida della Braida Srl SB, analizzando l’applicazione pratica dell’assessment tecnologico nella manifattura di sedute sostenibili.
Il focus si è poi spostato sulla moda circolare grazie a Maria Luisa Rubino, Responsabile di Confartigianato Moda, che ha dialogato con Leonardo Raffaelli, portavoce del Lanificio Fratelli Balli e del Cardato Riciclato Pratese, per illustrare l’eccellenza della rigenerazione tessile.
La gestione e la cura degli spazi di vita sono state al centro del dialogo tra Daniela Scaccia, Segretario di ANAEPA Confartigianato Edilizia, e Toni D’Andrea di ISSA Pulire Network, mentre Daniele Gizzi, Responsabile Ambiente e Sostenibilità della Confederazione, ha affrontato il tema della tracciabilità dei rifiuti e della legalità nel corso di un confronto con Alberto Marazzato, Amministratore Delegato dell’omonimo Gruppo e Presidente della Fondazione Marazzato.
Gli orizzonti della sostenibilità sono stati ‘misurati’ nella sessione dedicata al quadro economico di riferimento, intitolata significativamente “Mappe, immagini e dati” e moderata da Enrico Quintavalle, Responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese. I contributi di Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Vicenza e Monica Salvioli di Lapam Confartigianato Modena e Reggio Emilia hanno delineato i contorni di un modello di sviluppo diffuso e resiliente.
L’esplorazione dei contesti fisici in cui la sostenibilità prende forma è iniziata dalla sessione sulla tutela del territorio, guidata da Guido Lena, del Settore Ambiente e Sostenibilità della Confederazione. Qui l’economista territoriale Giampiero Lupatelli ha illustrato le strategie condivise delle Green Community, mentre Carlo Cellamare, docente di Urbanistica all’Università La Sapienza di Roma, ha analizzato le prospettive e la capacità generativa dei contesti urbani. A completare il quadro è stato l’intervento del ricercatore territorialista Filippo Tantillo, focalizzato sulla necessità di curare i territori per permettere alle comunità di restare nelle aree interne del Paese.
L’approfondimento sul turismo rigenerativo e non predatorio, moderato da Roberta Corbò, Responsabile Patrimoni territoriali, Comunità locali e Turismo, ha messo in luce progetti alternativi di grande valore identitario. Cristina Proserpio, project manager e fondatrice di “Fare Cultura”, ha descritto l’itinerario della Via del Marmo dalle cave di Candoglia al Duomo di Milano; Giorgio Menichelli, Segretario di Confartigianato Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, ha presentato il modello dell’Artiturismo a Ripe San Ginesio, capace di trasformare i laboratori artigiani in motori di attrazione e ricettività nei piccoli borghi, e Michele Capone, Presidente di Confartigianato di Gravina in Puglia, ha esposto i benefici dell’impresa multifunzionale come presidio sociale e laboratorio didattico per le aree geografiche interne.
La seconda giornata del Forum si è aperta sotto l’insegna dei veri “Protagonisti del cambiamento”, in un panel interamente dedicato alle nuove leve e all’inclusione, moderato da Andrea Scalia, Responsabile Innovazione, Reti e Progetti di Coesione. Alessandro Rinaldi, Direttore Studi e statistiche del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, ha illustrato come l’impresa diffusa costituisca il vero motore della sostenibilità nazionale, seguito dal racconto di Maurizio Ionico della Cooperativa Sociale Cramars sul ruolo di coesione sociale svolto dagli artigiani nelle montagne produttive. La ricercatrice del CENSIS Sara Lena ha analizzato il profondo e rinnovato rapporto tra le giovani generazioni e la sensibilità ecologica, un orientamento suffragato dai dati economici nazionali che vedono il 34% delle nuove imprese guidate da giovani under 35, in forte crescita rispetto agli anni precedenti. Infine, l’imprenditore Loreto Di Rienzo ha focalizzato l’attenzione sull’urgenza di strutturare filiere etiche e trasparenti a diretto vantaggio del consumatore finale, elevando la cultura di produzione a marchio italiano.
L’ultima sessione tematica dal titolo “Orientare lo sviluppo sostenibile” e guidata da Valentina Bagozzi, Responsabile Mercato, Energia e Utilities di Confartigianato, ha allargato lo sguardo verso gli scenari della transizione e della crisi climatica globale. Il fisico dell’atmosfera e climatologo Vincenzo Levizzani ha offerto una densa panoramica storica di come il clima abbia da sempre orientato e condizionato l’evoluzione dell’umanità. Di straordinaria lucidità e impatto è stato l’intervento di Ferdinando Cotugno, giornalista ed esperto di ecologia, clima e politica, il quale ha analizzato i fragili equilibri internazionali partendo dallo scenario geopolitico della stretta di Hormuz. Cotugno ha chiarito che non esiste alcuna reale contrapposizione tra la transizione ecologica verso l’energia pulita e la sicurezza energetica nazionale. L’energia pulita e rinnovabile rappresenta infatti un fondamentale strumento di emancipazione geopolitica e di sostenibilità economica per l’Italia, poiché l’adozione delle rinnovabili e della progressiva elettrificazione permette di abbassare in modo strutturale i costi delle bollette, aumentando di conseguenza la competitività delle imprese sui mercati globali. Cotugno ha sottolineato come l’attuale dipendenza italiana dai combustibili fossili costituisca non solo un’emergenza climatica legata alle emissioni di gas serra, ma un grave e immediato problema economico, a causa di fonti energetiche intrinsecamente volatili, costose e imprevedibili. In questo momento storico – ha sottolineato Cotugno – la ricetta per salvaguardare il clima e quella per tutelare l’economia tendono a sovrapporsi e a coincidere perfettamente, rendendo la decarbonizzazione l’unica strada percorribile per garantire una stabilità economica e sociale duratura a beneficio dell’intero sistema delle piccole imprese italiane.
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