Nel 2025 la produzione di mobili sale del 3,5% vs +0,7% Ue. Il report di Confartigianato al Salone del Mobile a Milano
Il settore del mobile italiano conferma la sua solidità strutturale, basata su un diffuso sistema di micro e piccole imprese e imprese artigiane, nonostante le tensioni geopolitiche e la politica protezionistica statunitense. L’analisi delle ultime tendenze del settore è contenuta nel report ‘Le tendenze del comparto dell’arredo e l’impatto della guerra del Golfo sulle imprese’ presentato ieri da Silvia Cellini dell’Ufficio Studi Confartigianato e Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia in un evento organizzato da Confartigianato nello spazio istituzionale al Salone del Mobile.Milano. Qui per scaricarlo.
Con oltre 21mila imprese registrate e 128mila addetti, il comparto si distingue per un tessuto imprenditoriale fortemente caratterizzato dall’artigianato: sono 12mila le imprese artigiane, pari al 56,2% delle imprese sono artigiane, che danno lavoro a 37mila addetti. Nel corso della presentazione è stato presentato il quadro territoriale dell’artigianato del Design: circa 10mila imprese con Milano che, per presenza delle imprese della progettazione, diventa la capitale italiana del design.
La specializzazione territoriale nel mobile conferma il primato del Nord-Est: Friuli-Venezia Giulia, Marche e Veneto guidano la classifica per peso delle imprese del settore sull’economia del territorio. Il report esamina la iperspecializzazione di 37 comuni che, da soli, rappresentano un quinto (19,9%) degli occupati dei Mobili in Italia e propone una panoramica sulla Filiera dell’Arredamento per casa o ufficio.
Produzione in controtendenza europea – La produzione italiana di mobili ha registrato nel 2025 una crescita del +3,5%, superiore al +0,7% registrato nella media dell’Unione europea. Nel confronto con i maggiori paesi produttori di mobili l’Italia fa meglio del +2,8% della Polonia, del +2,3% della Spagna, mentre la produzione di mobili scende in Germania (-3,3%) e Francia (-4,4%). Qualche incertezza nei primi due mesi del 2026, con un calo della produzione dello 0,6%, comunque in linea con quello registrato dalla manifattura e meno attenuato del calo del 3,5% della media UE. Le attese sulla produzione registrano un saldo positivo, in netto miglioramento rispetto al manifatturiero generale.
Export sotto pressione ma resiliente – L’export di mobili italiani ha chiuso il 2025 con una performance negativa (-1,2%) ma contenuta. Sui mercati internazionali l’Italia mantiene la posizione di leadership, risultando il secondo paese esportatore europeo con una quota del 18,2%. La geografia dell’export rivela l’importanza dell’‘asse dei mobili” della pianura padana’: le dodici province di Treviso, Pordenone, Monza e Brianza, Como, Milano, Vicenza, Udine, Padova, Brescia, Bergamo, Venezia e Verona insieme cumulano esportazioni per 7,5 miliardi di euro che valgono i due terzi (67,0%) del made in Italy di mobili e, in una classifica ibrida, sono il terzo esportatore europeo di mobili dietro a Polonia e Germania.
Preoccupano i segnali rilevati nel primo bimestre 2026, in cui su registra una flessione dell’export dell’8,8% che riflette le incertezze sullo scenario internazionale e l’impatto dei dazi americani: nel 2025 l’export di mobili verso gli Stati Uniti ha subito una contrazione media dell’8,2% nel 2025, che si fa più accentuata (-15,8%) nei mesi interessati dai dazi (agosto 2025-febbraio 2026).
Nell’area del Medio Oriente, interessata dalla guerra nel Golfo, l’Italia è leader europeo sui mercati di quest’area, con l’export di mobili che vale 742 milioni di euro.
La crisi di Hormuz sta pesando sui rincari dei prezzi dei beni energetici e sugli aumenti dei costi delle materie prime, con i metalli in crescita del +23% annuo. L’impatto si riflette sui costi produttivi, considerando che i prodotti in metallo rappresentano il primo settore manifatturiero per valore aggiunto della filiera dell’arredamento.
Sfide occupazionali e investimenti per la doppia transizione – Il settore del mobile evidenzia una fase di debolezza della domanda di lavoro, mentre rimane elevata la carenza di manodopera qualificata. Nel 2025 l’occupazione del settore dei mobili è calata dell’1,4%, mentre il 55,8% delle assunzioni risulta di difficile copertura.
La prospettiva di una stretta monetaria per contrastare l’aumento dell’inflazione penalizzerebbe la ripresa degli investimenti. Nel 2025 il 71,3% delle imprese legno-mobili ha investito in digitale, in salita rispetto al 65,7% del 2024, mentre il 31,8% delle imprese ha adottato investimenti green. Questi investimenti rappresentano una leva strategica per affrontare la doppia transizione e mantenere la competitività in un contesto internazionale sempre più complesso e turbolento.
Dinamica produzione primi 5 paesi UE produttori di mobili
Anno 2025 e primi 2 mesi 2026. Var. % tendenziale, dati corretti per giorni lavorativi – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
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