Le Confederazioni artigiane a Séjourné: ‘Industrial Accelerator Act includa Pmi per vera crescita’
L’Industrial Accelerator Act potrà trasformarsi in un reale volano di crescita per l’economia continentale se saprà integrare strutturalmente le micro e piccole imprese nelle filiere strategiche, abbandonando una visione centrata esclusivamente sulla grande industria manifatturiera a favore di un’applicazione rigorosa del principio “Think Small First”.
È questa la posizione espressa oggi da Confartigianato, Cna e Casartigiani in occasione della tavola rotonda svoltasi a Roma alla presenza del Vicepresidente della Commissione Europea per la Prosperità e la strategia industriale, Stéphane Séjourné, e degli stakeholder economici. Le tre Confederazioni hanno ringraziato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per aver consentito al sistema produttivo italiano di confrontarsi direttamente con i vertici di Bruxelles sulle sfide dell’acceleratore industriale.
Confartigianato, Cna, Casartigiani hanno evidenziato come l’attuale perimetro della proposta, focalizzato su comparti pesanti come chimica, metalli e automotive, rischi di trascurare il contributo vitale delle oltre 26 milioni di piccole e medie imprese europee che operano lungo tutta la catena del valore. Sebbene i settori strategici individuati siano fondamentali, Confartigianato, Cna e Casartigiani hanno evidenziato l’esclusione di pilastri del Made in Europe quali la moda, l’arredo e l’agroalimentare. Secondo le Confederazioni, il rafforzamento dell’autonomia industriale europea non può prescindere da una evoluzione delle piccole imprese verso il ruolo di fornitori qualificati, supportata da incentivi alle aggregazioni e ai contratti di rete che permettano anche alle realtà minori di competere nei mercati dell’innovazione e della transizione energetica.
Un passaggio critico del confronto ha riguardato il criterio di origine “Made in EU” negli appalti e negli incentivi. Le Confederazioni hanno avvertito che tale leva potrà funzionare solo se applicata in modo proporzionato, evitando ritorsioni commerciali o aumenti dei costi delle materie prime che finirebbero per gravare proprio sulle imprese con minori capacità organizzative. In assenza di tutele specifiche per le PMI, il rischio concreto è quello di creare barriere all’accesso e distorsioni che minerebbero la competitività diffusa del territorio. Anche sul fronte degli investimenti esteri, le associazioni hanno espresso preoccupazione per gli obblighi di notifica e le condizionalità previste, che potrebbero tradursi in un eccesso di burocrazia capace di disincentivare l’afflusso di capitali.
Infine, Confartigianato, Cna e Casartigiani hanno ribadito che la semplificazione delle procedure autorizzative rimane il fattore determinante per sostenere la decarbonizzazione. Gli interventi devono mirare alla certezza dei tempi e a un coordinamento efficace tra le amministrazioni, scongiurando il rischio che nuovi requisiti in materia di sostenibilità si trasformino in ulteriori oneri amministrativi. Nelle conclusioni presentate al Vicepresidente Séjourné, le tre Confederazioni sottolineato che l’impatto dell’Industrial Accelerator Act dipenderà dalla legislazione secondaria: la Commissione è chiamata a garantire che ogni misura sia calibrata sulle dimensioni della piccola impresa, trasformando le ambizioni normative in un percorso di sviluppo sostenibile e capillare.
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