Il punto su congiuntura e politica economica nell’analisi su IlSussidiario.net
I dati preliminari sul PIL nel quarto trimestre del 2025 pubblicati da Eurostat venerdì scorso segnano per l’Italia una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, in linea con la media dell’Eurozona. Il PIL sale dello 0,8% in termini tendenziali, rimanendo al di sotto del +1,3% dell’area dell’euro. Nel primo mese del 2026 si registra un leggero miglioramento del clima di opinione dei consumatori e uno più marcato per le imprese italiane, grazie al traino del comparto dei servizi di mercato e, in misura minore, di quello manifatturiero, mentre, nel mese dei saldi invernali, le valutazioni degli imprenditori nel commercio al dettaglio sono complessivamente negative. Il punto sulla congiuntura è delineato nel 36° report di Confartigianato ‘Le prospettive del 2026 per le imprese e l’economia’ e viene proposto nell’articolo Scenario PIL/ Le speranze dell’Italia tra export, turismo e ripresa dell’industria a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su il Sussidiario.net.
Per il 2026 si delinea una fase di transizione per il sistema manifatturiero italiano, con la produzione che rimane debole ma mostra segnali di rallentamento nella flessione, anticipando una possibile stabilizzazione ciclica nel corso di quest’anno. La produzione manifatturiera nei primi undici mesi del 2025 resta in territorio negativo, con un calo dello 0,7%, che risulta meno intenso rispetto alla riduzione del 4,3% registrata nel 2024. Nel periodo in esame la produzione nell’Unione europea sale dell’1,5%. Il calo della produzione nella manifattura italiana si associa ad una tenuta del valore aggiunto (+0,2%) e una crescita delle ore lavorate (+1,5%), delineando un fenomeno di labour hoarding che può influire negativamente sulla produttività. La domanda di lavoro si indebolisce a inizio del 2026: nel primo trimestre di quest’anno si osserva un calo del 5,9% su base annua delle entrate previste dalle imprese manifatturiere, più accentuato della flessione del 2,9% della media delle imprese.
Sulla debole fase congiunturale della manifattura pesa lo scarso dinamismo delle esportazioni. Nei primi undici mesi del 2025 le vendite del made in Italy salgono del 3,1% migliorando il calo dello 0,7% del 2024. Ma al netto della crescita eccezionale (+30,9%) della farmaceutica – un effetto distorsivo legato all’anticipo degli acquisti statunitensi in vista dei dazi – l’export segna una crescita contenuta (+0,3%), tornando in territorio positivo dopo il calo dell’1,6% del 2024. Nel corso del 2026 si potranno manifestare gli effetti recessivi dei dazi sul made in Italy negli Stati Uniti: nel Documento programmatico di finanza pubblica 2025 (DPFP) si stima un impatto di 0,5 punti di minore crescita del PIL nel 2026 e di 0,4 punti nel 2027. Tali effetti sono amplificati dalla debolezza del dollaro, che a gennaio 2026 risulta deprezzato del 12,7% in un anno nei confronti dell’euro. La strategia di diversificazione delle imprese italiane può beneficiare dell’aumento del 6,0% delle esportazioni registrato nei primi dieci mesi del 2025 in 26 mercati dinamici diversi dagli Stati Uniti. I recenti accordi dell’Unione europea con i paesi del Mercosur e con l’India interessano mercati che, secondo i dati dell’Istat, nel 2025 (ultimi dodici mesi a novembre) complessivamente generano 13,2 miliardi di euro di esportazioni di prodotti del made in Italy e 15,5 miliardi di importazioni. Ci sono timori sull’aggressività della concorrenza cinese conseguente alla politica protezionistica degli Stati Uniti. Nel caso degli autoveicoli, nei primi undici mesi del 2025 l’import dalla Cina sale in Italia del 54,4% su base annua, a fronte di un più contenuto +2,6% della media dei 27 paesi dell’UE. Secondo la rilevazione della Banca d’Italia il 34% delle imprese manifatturiere si attende un aumento dell’offerta di prodotti cinesi nei mercati in cui operano come effetto delle politiche commerciali degli Stati Uniti, con conseguenti spinte al ribasso sui prezzi.
Preoccupano le tensioni sui costi dell’energia: mentre l’instabilità geopolitica spinge al rialzo il costo del petrolio e del gas, a gennaio 2026 il prezzo di dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso risulta del 15,0% superiore alla media del 2025.
Gli interventi del PNRR sostengono l’attività dell’edilizia. Nei primi undici mesi 2025 si registra una crescita del +4,8% su base annua della produzione nelle costruzioni, in controtendenza rispetto al ristagno (-0,6%) rilevato nella media UE. Nei primi nove mesi del 2025 gli investimenti in costruzioni salgono del 3,2%, mentre nel 2026 sono previsti da Banca d’Italia in crescita dell’1,2%. I consumi crescono dello +0,9% sia nelle previsioni del 2026 che nei primi nove mesi 2025, migliorando il +0,5% del 2024. La domanda dei servizi manifesta segnali di debolezza. In valore, il fatturato dei servizi sale dell’1,6% nei primi undici mesi del 2025 ma, pur facendo meglio del +0,9% del 2024, si registrano due flessioni congiunturali consecutive ad ottobre (-0,5% m/m) e novembre (0,6% m/m). In volume, la crescita del fatturato negli undici mesi del 2025 si ferma al +0,6%. Le presenze turistiche rilevate dall’Istat – con dati ancora provvisori – salgono del +2,1% nei primi undici mesi 2025, con un maggiore dinamismo delle presenze straniere (+4,1%) mentre ristagnano (+0,3%) quelle italiane. Un robusto spunto positivo degli arrivi viene registrato dalla piattaforma ‘Alloggiati web’ del Ministero dell’Interno. Un effetto del Giubileo si delinea nell’analisi della spesa dei turisti stranieri per regione di destinazione, da cui emerge che nei primi tre trimestri del 2025 il Lazio registra una crescita del 19,8% a fronte del 2,4% del resto d’Italia. Grazie allo spunto per l’evento giubilare, nel 2025 il Lazio supera la Lombardia e diventa la prima regione in Italia per spesa dei turisti stranieri.
Le tendenze del mercato del lavoro sono caratterizzate da luci e ombre. Dopo oltre quattro anni (diciassette trimestri) in positivo, nel terzo trimestre 2025 si registra un calo dello 0,4% degli occupati, ma salgono le ore lavorate (+2,1%). I dati mensili dell’Istat registrano una flessione degli occupati sul mese precedente sia a novembre che a dicembre 2025. Nel primo trimestre del 2026 sono in calo le previsioni di entrata (-2,9%) su base annua, mentre si osserva, dopo anni di continua crescita, una attenuazione della difficoltà di reperimento della manodopera, scesa dal 47,8% delle entrate nel 2024 al 47,0% nel 2025.
Infine, uno sguardo alle tendenze delle politiche economiche. La politica monetaria mantiene stabili i tassi di riferimento, mentre si ferma la discesa il costo del credito che segna un aumento di 13 punti base tra agosto e novembre. Tornano crescere i prestiti alle imprese (+2,0% a novembre), ma non per le piccole imprese (-4,9% a settembre). Sono forti i segnali di recupero degli investimenti: nel terzo trimestre del 2025 salgono del 7,6% quelli in macchinari e impianti mentre crescono del 6,9% gli investimenti totali delle imprese.
La politica fiscale ha effetti limitati sulla crescita dell’economia italiana. Nel confronto internazionale, il ritorno a politiche espansive porta la Germania a cumulare tra il 2024 e il 2026 una crescita della spesa primaria del 15,2%, un ritmo del doppio rispetto a quello di Italia (+7,8%) e Francia (+7,4), sulle quali pesa il vincolo di crescita della spesa pubblica imposto dalle regole europee.
L’attuazione del PNRR sostiene una crescita degli investimenti pubblici dal 3,7% del PIL nel 2025 al 3,9% sia nel 2026 che nel 2027, ma al termine del Piano dovrà essere attuata una nuova strategia di politica fiscale che sostenga l’accumulazione di capitale pubblico: nel quadro tendenziale di finanza pubblica del DPFP nel 2028 si delinea un calo del 4,8% degli investimenti pubblici, che li riporta al 3,5% del PIL. Si dovrà evitare di cadere nella stagnazione dell’accumulazione di capitale pubblico, già osservata negli anni Dieci (2,5% del PIL).
Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d’Italia, BCE, Commissione europea, Eurostat, Istat, Mef, Ministero dell’Interno e sistema Excelsior di Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
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