Il conto di quattro anni di guerra per made in Italy, costi dell’energia e del credito

Il conto di quattro anni di guerra per made in Italy, costi dell’energia e del credito

Martedì prossimo saranno trascorsi quattro anni dal 24 febbraio 2022, giorno in cui la Russia ha iniziato l’invasione dell’Ucraina. Da allora, sull’economia europea hanno impattato una grave crisi energetica, la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro, l’indebolimento del commercio internazionale e le incertezze derivanti dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente e dalla crisi del Mar Rosso. I quattro anni di guerra hanno lasciato una pesante eredità. Sulla minore crescita economica influiscono la flessione delle esportazioni verso i paesi belligeranti e la Germania, colpita dalla recessione e il calo della produzione nelle due maggiori economie europee della manifattura. Il costo dell’energia e gli oneri finanziari per le imprese rimangono su livelli più elevati di quelli di quattro anni prima, mentre la flessione del credito alle imprese frena gli investimenti.

Prima di esplorare il conto dei danni economici dei conflitti, va doverosamente premesso che le guerre presentano sempre un conto inaccettabile di vite umane civili, oltre che militari. Si vedano i monitoraggi delle Nazioni Unite sulle vittime civili in Ucraina e su quella nella Striscia di Gaza.

 

 

-0,8 punti di PIL all’anno di crescita in Ue

Se confrontiamo le previsioni del Fondo monetario internazionale di ottobre del 2021, antecedenti allo scoppio della guerra in Ucraina, con i dati del World Economic Outlook pubblicato lo scorso ottobre, si calcola che tra il 2021 e il 2026 l’economia dell’Unione europea ha contabilizzato 0,8 punti di minore crescita del PIL all’anno: a fronte di un previsto tasso di crescita medio annuo del +2,4% il ritmo della crescita europea si abbassa al +1,6%.  Per l’Italia il tasso di crescita annuo previsto dell’1,8% si abbassa al +1,5%, con una perdita annua di 0,3 punti di crescita del PIL.

La resilienza dell’economia italiana

Nonostante i diffusi impulsi recessivi che hanno frenato la crescita, tra il 2021 e il 2026 l’Italia cumula una crescita del PIL del 7,8%, facendo meglio della Francia (+7,2% nel quinquennio) e della Germania (+1,8% nel quinquennio).

-57,7 miliardi di mancate esportazioni di made in Italy verso il cuore d’Europa

Lo scoppio della guerra in Ucraina e l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia hanno determinato un pesante calo dell’export italiano verso i due paesi belligeranti. Tra il 2021 e 2025 l’Italia registra 22.240 milioni di euro di mancate esportazioni in Russia e Ucraina, una perdita valutata rispetto ad uno scenario di pace in cui, invece, la domanda dei due paesi si sviluppa allo stesso ritmo dei mercati extra UE.

Una elevata dipendenza dalle forniture energetiche della Russia ha contribuito a far scivolare in recessione l’economia tedesca, con ricadute pesanti sulle domanda del made in Italy. Tra il 2021 e il 2025 l’Italia ha registrato una perdita di 35.426 milioni di euro di esportazioni verso la Germania, valutata rispetto ad uno scenario di stabilità nel quale la domanda del mercato tedesco di prodotti del made in Italy cresce allo stesso ritmo dei restanti paesi dell’Eurozona. Nei quattro anni il mancato export diretto nei tre paesi nel cuore d’Europa ammonta a 57.667 milioni di euro.

Geopolitica dell’export, si avvicinano Usa e Spagna, più lontani Germania, Russia e Cina

La guerra e le sanzioni, intrecciate con le turbolenze geopolitiche su scala mondiale modificano il peso dei principali mercati del made in Italy. Nel complesso emerge uno spostamento dell’export italiano verso mercati extra-UE, con una maggiore presenza nel Mediterraneo e in Nord America, a fronte di un indebolimento nei tradizionali sbocchi continentali. Valutando le quote dei mercati sul totale export, tra il 2021 e il 2025 i mercati che si avvicinano di più alle imprese italiane sono soprattutto gli Stati Uniti (+1,4 punti percentuali), la Spagna (+0,9 p.p.), la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti (+0,5 p.p.). Al contrario, si allontanano importanti partner europei, in primis la Germania (-1,7 p.p.) e, in misura minore, Belgio (-0,3 p.p.), Francia e Regno Unito (-0,2 p.p.). Inoltre, pesano le flessioni di Cina (-0,8 p.p.) e soprattutto della Russia (-0,9 p.p.).

-6,3% produzione manifatturiera per Germania e Italia

Le due maggiori economie manifatturiere europee, esposte al taglio delle forniture di gas dalla Russia, hanno registrato una pesante crisi della produzione manifatturiera che ha interrotto la ripresa post pandemia. Tra il 2021 e il 2025 la produzione manifatturiera è scesa del 5,7% in Italia e del 6,5% in Germania, segnano un calo medio del 6,3% per le due maggiori economie manifatturiere europee.

+51,8% produzione europea di armi

Il piano di riarmo europeo sta spingendo la produzione di armi e munizioni che tra il 2021 e il 2025 nei 27 paesi dell’UE sale del 51,8%, spinta dalla tumultuosa crescita dell’85,5% registrata in Germania, decisamente superiore all’aumento del 29,0% in Francia e del 13,1% in Italia.

+45,6% del costo dell’energia elettrica e gas rispetto al 2021

Lo shock energetico del 2022 ha lasciato un lungo strascico. Dopo la fase di forte rialzo nei mesi successivi allo scoppio della guerra, la discesa dei prezzi dell’energia elettrica e gas è risultata vischiosa, mostrando una lenta e incompleta trasmissione delle riduzioni dei prezzi sui mercati internazionali e su quelli all’ingrosso, a causa di inefficienze del mercato amplificate per le piccole imprese dagli squilibri del prelievo fiscale. Nel 2025 in Italia persistono prezzi al consumo di energia elettrica e gas che sono del 45,6% superiori alla media del 2021, anno precedente allo scoppio della crisi energetica. La rigidità al ribasso dei prezzi retail evidenzia la presenza di criticità lungo la filiera energetica, dato che nella media del 2025 il prezzo all’import di petrolio e gas è inferiore del 4,8% rispetto al livello del 2021 e il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, nella media del 2025 risulta dell’8,1% inferiore alla media del 2021. In conseguenza dell’escalation asimmetrica dei prezzi, nel 2025 il costo dell’energia elettrica per una micro e piccola impresa (MPI) che consuma fino a 20 MWh all’anno è del 34,5% superiore alla media Ue, ben 13,7 punti superiore al divario del 20,8% rilevato nel secondo semestre del 2021, determinando un extracosto per le MPI di 5.393 milioni di euro.

Ulteriori evidenze sottolineano l’elevata turbolenza sul fronte energetico nei quattro anni di guerra, la quale ha penalizzato in modo particolare l’Italia. Lo shock energetico nel 2022 ha visto più che raddoppiare (+110,5% rispetto al 2021) i prezzi dell’elettricità in Italia mentre la crescita si è fermata al +31,8% nella media Ue. Si osservano profondi cambiamenti nella geopolitica dell’energia: la diminuzione di 24,4 punti percentuali della quota dell’import di petrolio greggio e gas della Russia è stata compensata dall’aumento del peso delle forniture di Stati Uniti, Algeria, Kazakistan e Norvegia. La diversificazione degli acquisti per la sostituzione del gas russo ha portato i quattro anni al raddoppio (+107,1%) dei flussi di import di gas naturale liquefatto (GNL).

+236 punti base del costo del credito per le imprese

La politica monetaria rimane prudente: il Consiglio della BCE sospende la fase di allentamento monetario avviato nell’estate del 2024, mantenendo i tassi di interesse invariati nelle ultime cinque sedute. Si ferma la discesa del costo del credito per le imprese che a dicembre 2025 risale al 3,65% (era 3,62% a novembre) e rimane di 236 punti base superiore al 1,29% di febbraio 2022, mese dell’inizio della guerra in Ucraina.

-23,8% prestiti alle piccole imprese

Il rialzo del costo del denaro conseguente alla stretta monetaria ha ridotto la domanda di credito. Tra settembre 2021 e settembre 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese con meno di 20 addetti sono scesi del 23,8%, un trend di diminuzione che accelera di oltre dieci punti rispetto alla flessione del 13,6% registrata nel quadriennio precedente (settembre 2017-settembre 2021).

 

Export effettivo e in scenario stabile in Germania, Russia e Ucraina

2021-2025, miliardi di euro, scenario stabile: crescita export come media extra UE per Russia e Ucraina e come media resto Uem per Germania – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

Prezzi dell’energia elettrica e gas e costo del credito alle imprese in Italia

Gennaio 2021-dicembre 2025, costo del credito in % e indice 2021=100 per prezzi al consumo elettricità e gas – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat e Bce

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