Conflitto in Medio Oriente: l’area vale 27,9 miliardi di made in Italy e il 27,4% dell’import di energia

Conflitto in Medio Oriente: l’area vale 27,9 miliardi di made in Italy e il 27,4% dell’import di energia

Il conflitto divampato in Medio Oriente sabato scorso interessa un’area strategica per l’economia italiana per la fornitura di commodities energetiche e per le vendite di prodotti made in Italy. Un prolungamento della guerra in Medio Oriente alza l’incertezza per le imprese, compromettendo la ripresa in corso degli investimenti e accentuando la frenata del mercato del lavoro. Un blocco dello stretto di Hormuz riduce l’offerta mondiale di petrolio e di GNL, generando spinte al rialzo dei prezzi dell’energia, con un significativo impatto recessivo.

Il made in Italy in Medio Oriente – Nel 2025 (ultimi dodici mesi a novembre) le imprese italiane esportano prodotti manifatturieri nell’area del Medio Oriente per 27.877 milioni di euro, pari al 4,6% dell’export manifatturiero totale. Nei primi undici mesi del 2025 l’export verso il Medio Oriente è salito del 7,9%, facendo meglio del +3,1% della media del made in Italy. Il primo mercato del Medio Oriente è quello degli Emirati Arabi Uniti, che vale 9.135 milioni di euro di esportazioni e nei primi undici mesi del 2025 è salito del 18,5%, seguito da Arabia Saudita con 6.320 milioni di euro e un aumento del 3,7% nel corso del 2025. Tra gli altri maggiori mercati del Medio Oriente in espansione nel 2025 troviamo il Kuwait con 1.861 milioni di euro di export, in crescita del 57,2% nei primi undici mesi del 2025 e il Libano con 971 milioni di euro, in crescita del 18,5%. Al contrario, segnano una diminuzione delle vendite del made in Italy il Qatar con 2.044 milioni di euro di export nel 2025, con un calo del 14,6% nel 2025, l’Iraq con 965 milioni, in calo dell’1,6% e Israele con 3.444 milioni, in calo dello 0,8%.

I settori in cui si esportano prodotti per almeno due miliardi di euro in Medio Oriente sono macchinari e apparecchi con 6.973 milioni pari al 25,0% dell’export manifatturiero in Medio Oriente, seguito da prodotti delle altre attività manifatturiere con 3.248 milioni pari al 11,7%, di cui 1.837 milioni di euro sono di gioielleria e pietre lavorate, 751 milioni di mobili e 260 milioni di occhialeria, oltre a 400 milioni di altre forniture mediche, articoli sportivi e giochi. Seguono metalli di base e prodotti in metallo con 2.697 milioni pari al 9,7%, mezzi di trasporto con 2.604 milioni pari al 9,3%, e prodotti della moda (tessili, abbigliamento, pelli e accessori) con 2.406 milioni pari al 8,6%. Nel complesso i settori con una maggiore presenza di micro e piccole imprese – alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria – cumulano 8.641 milioni di esportazioni in Medio Oriente.

L’esposizione e il dinamismo dei territori sui mercati del Medio Oriente – Considerando le più recenti rilevazioni sulle esportazioni a livello territoriale riferite all’anno terminante a settembre 2025, a fronte di un peso dell’export verso il Medio Oriente che vale l’1,28% del PIL in Italia, si registra una maggiore esposizione, con una quota più elevata della media, in Toscana con le esportazioni manifatturiere verso il Medio Oriente che valgono 4.065 milioni di euro pari al 2,94% del PIL regionale, seguita da Emilia-Romagna con 3.442 milioni di euro pari all’1,79% del PIL, Veneto con 3.338 milioni di euro pari all’1,69% del PIL, Lombardia con 8.159 milioni di euro pari all’1,67% del PIL e Friuli-Venezia Giulia con 725 milioni di euro pari all’1,61% del PIL.

Tra le regioni più esposte, nei primi nove mesi del 2025 si osserva un più marcato dinamismo delle vendite in Medio Oriente in Toscana con le esportazioni che salgono del 24,2% su base annua, seguita da Lombardia con +9,8%, Emilia-Romagna con +4,4% e Veneto con +3,9%, mentre in Friuli-Venezia Giulia si registra una flessione del 4,3%.

Area strategica per l’import di energia – Il Medio Oriente genera il 34,9% delle esportazioni mondiali di petrolio, quota che sale al 42,0% per il petrolio greggio. Secondo le rilevazioni di U.S. Energy Information Administration attraverso lo stretto di Hormuz transita il 26,6% del commercio mondiale di petrolio. Nel 2025 (ultimi dodici mesi a novembre) l’Italia importa 15.966 milioni di euro di beni energetici dal Medio Oriente, pari al 27,4% dell’import totale di petrolio e gas naturale. In particolare, il Qatar è il secondo paese fornitore di GNL dietro agli Stati Uniti, determinando di 33,6% dell’import totale di GNL.

Impatto sulla crescita di uno shock dei prezzi dell’energia – Il conflitto in Medio Oriente ha determinano una fiammata dei prezzi internazionali dell’energia. Una persistente riduzione dell’offerta potrebbe innescare uno shock sui prezzi delle commodities energetiche, con un impatto recessivo sulla crescita dell’economia italiana. Nel Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSB) pubblicato dal Governo lo scorso settembre viene proposto uno scenario di rischio relativo ad una evoluzione meno favorevole rispetto al quadro di riferimento dei prezzi dei beni energetici. Nel caso di quotazioni di petrolio e gas maggiori, rispetto allo scenario di riferimento, rispettivamente, di 10 dollari e 10 euro in un biennio, si registrerebbe un tasso di crescita del PIL inferiore, rispetto al quadro di riferimento del Piano, di 0,1 punti percentuali nel primo anno e di 0,2 punti nel secondo anno.

 

Grado di esposizione sui mercati del Medio Oriente per regione

% export manifatturiero (ultimo dodici mesi a settembre 2025) su PIL – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

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