Confartigianato sul Dl Energia: “Così si penalizzano le piccole imprese”
Forte preoccupazione di Confartigianato per la nuova versione del Dl Energia, in attesa dell’esame del Consiglio dei Ministri. Il testo, secondo la Confederazione, presenta aspetti critici e risulta peggiorativo rispetto alle bozze precedenti, soprattutto per quanto riguarda le misure sugli oneri generali di sistema a carico delle micro e piccole imprese.
Secondo Confartigianato, l’allungamento dei tempi di pagamento degli oneri fino a 10 anni, al tasso di interesse del 6%, crea un effetto apparente di diminuzione della bolletta energetica, perchè ne riduce il costo annuale ma ne aumenta l’impatto reale complessivo sui consumatori, pari, sembrerebbe, a 10 miliardi. Questa misura colpisce 6,7 milioni di punti prelievo delle piccole imprese alimentate in bassa tensione. Di questi, oltre 650mila punti prelievo riguardano le piccole imprese manifatturiere operanti nelle filiere tipiche del made in Italy che, oltre all’aumento del prezzo dell’energia, scontano anche un gap competitivo rispetto ai produttori industriali energivori. Inoltre, il costo degli interessi continua ad essere ripartito secondo logiche fortemente sperequate, che vedono le piccole imprese contribuire per circa il 50% del gettito richiesto agli usi industriali.
“Non si può chiedere ancora una volta alle micro e piccole imprese di sostenere la parte più pesante dei costi, diluendo al contempo i benefici – dichiara il Presidente di Confartigianato, Marco Granelli –. Così si aggravano le distorsioni anziché correggerle”.
Per quanto riguarda gli accordi di lungo periodo per l’energia rinnovabile, viene eliminata l’esclusione delle PMI, ma restano forti vincoli all’aggregazione, con il coinvolgimento di Acquirente Unico e nuove linee guida ARERA che, in passato, non hanno trovato adesione per l’eccessivo peso burocratico.
Infine, desta preoccupazione il trasferimento in bolletta elettrica di parte dei costi del gas delle centrali termoelettriche. Gli effetti sui prezzi finali sono incerti e la misura – subordinata al via libera Ue – rischia di gravare sulla tariffa di distribuzione, sostenuta soprattutto da piccole imprese e famiglie.
“Le piccole imprese non possono essere considerate un bancomat – conclude Granelli –. Servono scelte coerenti che le riconoscano come risorsa strategica per il Paese, non come base su cui scaricare nuovi costi”.
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