Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori MPI

Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori MPI

 Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni italiane mantengono un andamento positivo in valore, ma una analisi più dettagliata evidenzia una dinamica che rimane fragile, in un contesto di elevata turbolenza internazionale. La crescita dell’export è condizionata dai flussi di metalli preziosi mentre pesano il calo dell’export in Germania e la caduta delle vendite in Medio Oriente, mentre i dazi statunitensi colpiscono i settori del made in Italy con una maggiore presenza di micro e piccole imprese.

Tra gennaio e maggio 2026 l’export manifatturiero aumenta del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. La dinamica della domanda estera risulta fortemente condizionata dalle movimentazioni di metalli preziosi, concentrato in Svizzera: al netto dell’export dei metalli (che comprende i preziosi) e prodotti in metallo, nei primi cinque mesi l’export risulta sostanzialmente stabile (-0,1%). Al precedente “effetto farmacologico” si è dunque sostituito un “effetto metalli preziosi”, che amplifica la crescita nominale senza riflettere un miglioramento altrettanto diffuso del made in Italy.

Le ultime tendenze delle vendite del made in Italy sono esaminate nel report ‘Key data 38° report su economia, congiuntura e MPI’qui per scaricarlo – che  aggiorna alcune delle principali evidenze proposte nell’ultimo report congiunturale, predisposto dall’Ufficio Studi in collaborazione con l’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, l’Osservatorio MPI Confartigianato Emilia-Romagna l’Ufficio Studi Confartigianato Vicenza e presentato lo scorso 6 luglio in un webinar organizzato nell’ambito della Scuola di Sistema.

La geografia delle esportazioni conferma una elevata differenziazione. Nell’Unione europea cede il principale mercato del made in Italy: l’export in Germania scende del 2,2%. L’analisi territoriale proposta nel 38° report congiunturale di Confartigianato – qui per scaricarlo – mette in luce un posizionamento differenziato sul mercato tedesco delle maggiori regioni esportatrici: nel primo trimestre 2026 l’export manifatturiero è in crescita su base annua in Emilia-Romagna (+8,5%) e Veneto (+1,0%), mentre segna un calo in Piemonte (-0,9%) e Lombardia (-1,2%).

Tra gli altri mercati dell’Unione europea cala la domanda del made in Italy anche in Spagna con -2,9% e Belgio con -3,2%, mentre sono in crescita Polonia (+5,6%), Austria (+5,5%), Francia (+3,1%) e Cechia (+1,2). Più stagnanti le vendite nei Paesi Bassi (+0,5%) e in Romania (-0,5%). La debolezza del mercato tedesco continua quindi a rappresentare un fattore critico per le filiere italiane, mentre la crescita di alcune economie extra Ue – come Cina con +19,0%, Africa settentrionale con 16,3%, restanti paesi africani con +7,8% e India con +3,7% – non è ancora sufficientemente diffusa da compensare le aree di maggiore difficoltà. La turbolenta crescita dell’export in Svizzera (+46,0%) è interamente determinata dai flussi di metalli preziosi (al netto dei metalli la dinamica dell’export in Svizzera segna un -0,2%). Tra gli altri paesi europei non Ue in calo l’export in Russia (-3,2%), nel Regno Unito (-5,2%) e in Turchia (-19,5%, un calo pressoché interamente determinato dai flussi dell’oreficeria).

Particolarmente critica è la situazione dei mercati del Medio Oriente, su cui impattano gli effetti della Guerra del Golfo. Nel complesso dei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni scendono del 14,5%, con una perdita di 1,9 miliardi di euro di vendite nei primi tre mesi della crisi di Hormuz. Si tratta di un aggregato di mercati che presenta una rilevante domanda di macchinari, moda, arredamento, alimentare, gioielleria e altri prodotti caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese.

La flessione è diffusa sui territori maggiori esportatori nell’area: nel primo trimestre del 2026 il calo dell’export manifatturiero in Medio Oriente in Toscana è più contenuto (-3,0%), si amplia in Lombardia (-9,1%) e arriva in doppia cifra in Emilia-Romagna (-12,9%) e Veneto (-26,3%).

Negli Stati Uniti il quadro appare meno recessivo nei dati aggregati, ma una analisi più dettagliata per settore delinea alcuni segnali di debolezza. Nei primi cinque mesi del 2026 l’export negli Stati Uniti aumenta del 2,3% su base annua. Anche nell’intero arco di tempo interessato dai dazi, tra agosto 2025 e maggio 2026, l’export manifatturiero negli USA cresce del 2,9%, ma al netto della farmaceutica diminuisce dell’1,3%. I dazi hanno avuto un maggiore impatto proprio nei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese – alimentare, moda, legno-arredo, gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi – dove nei dieci mesi di applicazione delle tariffe la flessione raggiunge l’8,3%, dopo la sostanziale stabilità osservata nei primi sette mesi del 2025.

In chiave territoriale, tra le maggiori regioni esportatrici, nel primo trimestre del 2026 rimane in positivo l’export nei settori di MPI sul mercato statunitense solo per la Toscana (+7,8%), mentre segna una flessione in Emilia-Romagna (-3,1%), che si amplia progressivamente in Veneto (-6,4%) e Lombardia (-12,3%).

L’effetto dei dazi si combina con la svalutazione del dollaro rispetto all’euro, che agisce come un ulteriore dazio implicito, e con il rallentamento della domanda mondiale connessa con i conflitti e le incertezze di natura geopolitica. Gli Stati Uniti rimangono il primo mercato extra UE del made in Italy, assorbendo una quota del 10,9% dell’export nazionale, e garantiscono nei primi cinque mesi un avanzo commerciale di 15,3 miliardi di euro, pari ai tre quarti (75,8%) dell’intero attivo commerciale dell’Italia pari a 20,1 miliardi. Proprio per questa rilevanza, la perdita di competitività nei comparti delle MPI costituisce uno dei principali rischi per la seconda parte del 2026.

 

Effetto dei dazi sulla dinamica dell’export negli USA: manifattura totale e al netto della farmaceutica e settori di MPI

Anno 2025 e gen.-lug. 2025 pre dazi; ago. 2025-mag. 2026 con dazi. Var. % tendenziali. Settori di MPI: CA, CB, 16, CM Ateco 2007 – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

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