In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in Medio Oriente. Il punto sulla crisi di Hormuz

In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in Medio Oriente. Il punto sulla crisi di Hormuz

 

L’evoluzione della difficile trattativa tra Stati Uniti che dovrebbe portare alla riapertura dello stretto di Hormuz si accompagna all’arrivo di segnali statistici che misurano i primi impatti della guerra del Golfo su economia e imprese italiane. Passiamo in rassegna alcuni dei dati recenti e più significativi. A marzo si dimezza (-52,5%) l’export in Medio Oriente e in particolare cede del 63,0% l’export verso i paesi del Golfo. Nel dettaglio dei principali mercati a marzo si osserva un crollo delle vendite del made in Italya in Kuwait (-89,6%), Qatar (-66,1%) ed Emirati arabi uniti (-65,9%) e una riduzione di oltre un terzo in Arabia Saudita (-35,5%). Ad aprile, le stime preliminari dell’Istat indicano un ulteriore calo del 6,9% su base annua dell’export verso il Medio Oriente. Nei primi due mesi della crisi del Golfo le esportazioni in Medio Oriente sono scese di 1.586 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari al 33,0% in meno.

Sul fronte della crisi energetica, a maggio il prezzo del Brent, quotato in dollari statunitensi, scende del 10,7% dal picco di aprile e nella media dei primi tre mesi della crisi di Hormuz segna un aumento del 55,5% rispetto alle quotazioni di febbraio. Si accentua la pressione dei costi energetici sul tasso di inflazione. A maggio 2026, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione sale a +3,2% (era +2,7% ad aprile). L’accelerazione risente essenzialmente delle maggiori tensioni sui prezzi dei beni energetici che salgono del 12,0% (era +9,2% ad aprile): nel confronto internazionale risulta una dinamica superiore al +10,9% della media dell’area dell’euro, del +5,6% della Germania e del +6,6% della Spagna, mentre rimane inferiore al +16,5% registrato in Francia.

Il punto sugli indicatori del costo dell’energia evidenzia che nel corso di oltre tre mesi di crisi il prezzo medio del gas (IG Index GME al 3 giugno) è del 37,9% superiore alla media di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN, sempre la media al 3 giugno) supera dell’11,5% i livelli precrisi. L’analisi dei dati della rilevazione del 1° giugno del prezzo settimanale dei carburanti pubblicata dal Mase evidenzia che in Italia il prezzo del gasolio auto alla pompa nella media delle tredici settimane di crisi supera del 19,5% la media di febbraio, mentre il prezzo industriale, al netto delle tasse, è del 58,9% superiore ai livelli pre crisi. Nei primi giorni di giugno il prezzo del gas e dell’elettricità all’ingrosso consolidano la crescita di maggio mentre il prezzo del gasolio al netto delle tasse torna a salite dopo un calo di sei settimane consecutive dal picco raggiunto a metà aprile. Nonostante tale discesa, il costo industriale del gasolio al 1° giugno rimane del 49,8% superiore alla media di febbraio.

A maggio le quotazioni internazionali dei prezzi dei metalli e minerali proseguono la salita segnando il terzo mese consecutivo di crescita e risultando del 39,3% superiori rispetto un anno prima (era +38,1% ad aprile). Nel dettaglio, a maggio le maggiori tensioni si registrano sui prezzi di stagno (+67,5% su base annua), alluminio (+49,7%), rame (+42,1%), zinco (+31,7%) e nichel (+22,5%). Crescite meno accentuate si osservano per minerale di ferro (+12%) e piombo (+1,7%).

Le tendenze rialziste dei prezzi e l’ “approccio guidato dai dati” delle decisioni di politica monetaria della BCE delineano un probabile rialzo dei tassi – la prossima riunione del Consiglio direttivo è in calendario il prossimo 11 giugno – mentre le imprese italiane non hanno ancora riassorbito gli effetti della stretta del 2022. A marzo 2026 le imprese italiane pagano un costo del credito del 3,49%, che risulta di 186 punti base superiore a quello del giugno 2022, precedente al primo rialzo dei tassi adottato dalle autorità monetarie europee per contrastare la fiammata inflazionistica conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Una nuova stretta monetaria mette a repentaglio la ripresa degli investimenti in macchinari che nel primo trimestre del 2026 si è rafforzata, segnando un aumento del 2,3% sul trimestre precedente e del +6,6% su base annua, accelerando il +3,1% dell’ultimo trimestre del 2025.

 

 

Dinamica export in Medio Oriente

I bim. 2021-II bim. 2026, var. % y/y, aprile 2026 con dati provvisori – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

Dinamica investimenti in macchinari e impianti

I trim. 2022-I trim. 2026, var. % y/y, prezzi costanti – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

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