Guerra del Golfo, il punto su prezzi delle commodities e made in Italy in Medio Oriente

Guerra del Golfo, il punto su prezzi delle commodities e made in Italy in Medio Oriente

La guerra nel Golfo ha determinato una crisi di offerta di energia e di altre materie prime conseguente al crollo del traffico nello Stretto di Hormuz, innescando forti tensioni sui prezzi.  Un ampio set di evidenze sulla crisi in corso è contenuto nel report ‘Il punto sulla crisi Medio Oriente’ pubblicato giovedì scorso dall’Ufficio Studi di Confartigianato. Qui per scaricarlo.

Secondo l’ultimo Oil Market Report dell’IEA la guerra in Medio Oriente sta creando la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale. La forte turbolenza generata dalla guerra, come indicato dalla Nota sull’andamento dell’economia italiana dell’Istat, ha “causato uno shock dal lato dell’offerta di prodotti energetici con potenziali effetti sistemici su crescita economica, occupazione e inflazione”. Per alleggerire la carenza di offerta di greggio, nei giorni scorsi l’Agenzia internazionale dell’energia ha annunciato che i paesi membri dell’Agenzia metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio.

Le tendenze dei prezzi dei beni energetici – Le tensioni sui mercati internazionali si stanno già riverberando sui prezzi retail dei beni energetici. Secondo gli ultimi dati disponibili, nella media di marzo l’indice di riferimento del prezzo sul mercato del gas italiano (IG Index GME) è del 36,5% superiore alla media di febbraio e il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) è del 24,1% superiore alla media di febbraio. Il prezzo del gasolio self-service, secondo la rilevazione di Quotidiano Energia del 16 marzo su dati dell’Osservaprezzi del Mimit, in media nazionale sale a 2,074 euro/litro, un livello del 20,3% superiore al prezzo del 27 febbraio, giorno antecedente l’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele.

Inoltre, tra il 27 febbraio e il 16 marzo 2026 si registra un apprezzamento del dollaro rispetto all’euro del 3,0%, un andamento che da un lato migliora la posizione competitiva dell’export ma dall’altro amplifica l’aumento del costo dei beni energetici importati determinato dalla guerra del Golfo.

Possibile accelerazione dei prezzi dei metalli – L’Iran e altri paesi del Golfo detengono rilevanti stock di risorse minerarie, la cui riduzione dell’offerta potrebbe accelerare il trend di crescita dei prezzi dei metalli già rilevato prima dello scoppio della guerra: secondo le rilevazioni della Banca mondiale a febbraio 2026 l’indice delle quotazioni di metalli e minerali – valutato in dollari e comprendenti alluminio, rame, minerali ferrosi, piombo, nichel, stagno e zinco – registra un aumento del 23,8% su base annua, con una maggiore spinta per stagno (+53,0%) e rame (+38,8%). Sul fronte degli acquisti dall’estero va segnalato che il 13,7% dell’alluminio importato dall’Italia proviene da paesi del Medio Oriente.

I rischi sui processi di crescita – Un prolungato shock di offerta delle commodities potrebbe innescare una fiammata inflazionistica che rende più probabile una stretta monetariac’è attesa per le dichiarazioni della BCE di giovedì prossimo – con il rischio di una gelata sulla ripresa della produzione manifatturiera e degli investimenti e di un ulteriore freno alla domanda di lavoro, già in fase di rallentamento.

L’export in Medio Oriente dei territori – Nel report di Confartigianato si esaminano le esportazioni dei territori italiani in Medio Oriente. Il valore più elevato del made in Italy nell’area in crisi si registra in Lombardia con 8.754 milioni di euro di esportazioni nel 2025, seguita dalla Toscana con 4.595 milioni, Emilia-Romagna con 3.497 milioni, Veneto con 3.330 milioni, Piemonte con 2.239 milioni e Lazio con 1.394 milioni. Le prime dieci province per valore dell’export in Medio Oriente sono Milano, Firenze, Arezzo, Bergamo, Vicenza, Roma, Varese, Bologna, Torino e Modena.

Le incertezze derivante dalla guerra in Medio Oriente si sovrappongono a quelle generate dall’impatto dei dazi statunitensi: tra agosto – primo mese di applicazione dei dazi – e dicembre 2025 l’export manifatturiero, al netto del farmaceutico, verso gli Stati Uniti è sceso dell’1,7% su base annua. Infine, va ricordato che una estensione degli attacchi alle navi commerciali in transito nello stretto di Bab al-Mandab all’imbocco del Mar Rosso determinerebbe ulteriori criticità nell’interscambio commerciale con l’Asia e l’Oceania.

 

 

L’articolo Guerra del Golfo, il punto su prezzi delle commodities e made in Italy in Medio Oriente proviene da Confartigianato Imprese.